AL LAURENTINO PER NON DIMENTICARE, C’E’ LA SCUOLA ELEMENTARE ADA TAGLIACOZZO

In copertina: proiezione del cortometraggio “Lettere” realizzato dagli studenti della classe V B della Scuola elementare Ada Tagliacozzo ©Silvia Arduino

ALLA MEMORIA DELLA SHOAH PARTECIPA TUTTA LA COMUNITA’ EDUCANTE

AULA SCOLASTICA – Interno giornoIl maestro passa tra i banchi facendo il dettato, gli studenti concentratissimi scrivono, poi il bidello arriva in classe con una circolare. Il Maestro legge. Silenzio. 

                                                          Il Maestro, rivolgendosi alla studentessa ebrea: Devi lasciare la classe… mi dispiace                                                                                                                          Alunno: Maestro…. Perche??

No, non siamo negli Studi di Cinecittà, bensì nel quartiere romano del Laurentino a sud della capitale, laddove la Memoria della Shoah vive tutti i giorni alle scuole elementari. Per rendersene conto, basta farsi una semplice domanda nei distratti andirivieni quotidiani: “Di chi è il nome inciso su placca d’ottone all’ingresso della scuola?         Chi è Ada Tagliacozzo?

Senza andare lontano, potrete domandarlo ad uno qualsiasi degli studenti o delle studentesse delle classi quinte, dell’Istituto Comprensivo Domenico Bernardini, perché nessuno di loro terminerà il ciclo delle elementari senza conoscere e compartecipare con il cuore e la mente alla storia di Ada, la bambina ebrea nata a Roma, deportata ed uccisa nel campo di concentramento di Auschwitz con il gas all’età di soli 8 anni. Nessuno di loro passerà alle scuole medie senza aver provato a calarsi nei suoi panni e senza aver cercato in qualche modo di rappresentarla.

E chi di noi non ha amato farsi viziare dai nonni, magari andare dormire da loro? Così farà Ada la notte prima del rastrellamento ad opera dei nazisti. All’alba del giorno dopo il suo risveglio sarà brusco, è il 16 ottobre 1943, le SS si presentano alla porta e… Ada, i suoi nonni e lo zio dovranno sbrigarsi a lasciare la casa, senza farvi ritorno mai più. I genitori della bambina e il fratellino, Nando, all’epoca di soli 5 anni, sfuggono incredibilmente alla retata pur trovandosi nell’appartamento accanto, sul medesimo pianerottolo, il nome alla porta infatti non c’è e i nazisti non bussano. La famiglia riesce quindi a mettersi in salvo nascondendosi poi per mesi presso un Convento di suore. Più avanti, con una soffiata, il papà di Ada e Nando verrà arrestato e deportato.

A portare testimonianza diretta di quanto appena descritto agli alunni, è proprio lui, Nando Tagliacozzo: “Casa per casa, i nazisti tedeschi si presentano con un bigliettino dove erano scritte le istruzioni per prepararsi ad uscire, cosa portare e cosa lasciare, il tutto doveva avvenire entro 20 minuti. In questo lasso di tempo è già contenuto tutto il senso della prevaricazione. Quando racconto questo nelle scuole chiedo agli studenti di immaginare quanto tempo impiegano loro a preparare le valigie per andare in settimana bianca – racconta il fratello di Ada – dal 1997 tutti gli anni faccio il giro delle classi quinte, sia nella sede dedicata a mia sorella che nell’altra intitolata ad Antonio Gramsci e ne racconto la storia, una storia che viene fuori in questa scuola dopo 50 anni di silenzio. A casa mia infatti non se ne parlava, io non ne parlavo, i miei figli la ignoravano. Quando mi è stata comunicata la decisione di dedicare la scuola ad Ada è stato un fatto emotivamente fortissimo per me. Il suo nome ormai sparito ricominciava a circolare e ricordo l’inaugurazione partecipatissima con l’allora Presidente della Camera Luciano Violante ed alcuni  insegnanti che ritrovo anche adesso”.

L’incontro con Nando costituisce ogni anno l’apice di un percorso integrale di trasmissione e partecipazione dedicato alla Memoria della Shoah che gli studenti dell’ultimo anno concludono con un elaborato collettivo, il più delle volte teatrale o audiovisivo (documentario, cortometraggio) a cui generalmente partecipano anche genitori ed insegnanti e che costituisce una tradizione per l’Istituto Scolastico: “Ho ereditato da Domenico Bernardini un testimone importante – racconta Daniela Marziali, attuale Preside dell’Istituto Comprensivo dedicato proprio al suo predecessore che ha perseguito e realizzato nei fatti il modello pedagogico di Comunità Educantequi la scuola è veramente percepita come bene comune e come tale fa squadra con le famiglie dei bambini e delle bambine, che in un territorio sfidante come quello del Laurentino, sono spesso portatori di bagagli pesanti. I genitori che hanno sovente  difficoltà ad incontrare i figli, distratti dai problemi, dal lavoro, si fanno coinvolgere con gioia nelle attività scolastiche che in tempi pre-Covid, teniamo praticamente ogni mese. Figuriamoci poi se si tratta di commemorare un dramma dell’umanità come quello della Shoah, le cui radici, purtroppo ancora sopravvivono”.

Basti pensare a tal proposito, al recentissimo raid antisemita on line, avvenuto proprio durante la presentazione del libro edito da Manni Editore “La Generazione del Deserto” della giornalista e scrittrice Lia Tagliacozzo, figlia di Nando, appena presentato anche in diretta FB sulla pagina della Biblioteca Laurentina. Il libro, racconta di come la memoria sia stata trasmessa da generazione in generazione, spesso a netto di racconti formali: “Il mio intento nell’avvicinarmi a questo lavoro – racconta la scrittrice – è stato quello di raccogliere particolari minuti, ricostruire il quotidiano che è ciò che è mancato”. E allora, è da lì che passa la memoria? Un oggetto, una frase, un gesto?

Questo sembrerebbe confermarci Nando Tagliacozzo, tracciando una differenza affatto sottile tra storia e memoria e sarà quest’ultima che Gianni Silano, maestro di scuola elementare e professionista trentennale nel teatro di figura, con il supporto delle colleghe, ha saputo trasformare in partecipazione emotiva attraverso un accurato lavoro sulle emozioni, con gli studenti della classe V B del plesso Ada Tagliacozzo, convogliato nel cortometraggio “Lettere” i cui dialoghi sono stati scritti interamente dai bambini.

 “Ogni anno lavoriamo ad un simbolo emblema di emozione – interviene Gianni Silano – quest’anno siamo partiti dall’idea delle lettere, quelle redatte ed inviate regolarmente attraverso modelli prestampati e quelle clandestine, scritte segretamente, nascoste e ritrovate nei colli delle camicie, in un buco del pavimento, lanciate dal treno. Insieme agli alunni abbiamo immaginato le lettere che una bambina ebrea avrebbe potuto scrivere alla sua amica del cuore. Prima sono racconti di vita normale, poi in seguito alle leggi razziali, la bambina viene allontanata dalla classe e per lei inizia una vita diversa. Una classe speciale, la paura, il pane cattivo, il rifugio. La telecamera nell’ultimo fotogramma del cortometraggio, inquadrerà una valigia e tutte le lettere che  la protagonista non sarà riuscita a spedire”. 

I bambini nascosti nel sottoscala, con il rumore della sirena… i nostri alunni non hanno davvero vissuto quei momenti ma nel riprodurli hanno tirato fuori delle emozioni che si leggono nei loro volti – continua la Preside Daniela Marziali – e questo è ancora più significativo se si pensa che i testimoni della Shoah sono anziani e presto saremo anche tutti noi che non l’abbiamo vissuta a doverne trasmettere il portato alle generazioni che verranno”. Non fa ricorso alle parole il cortometraggio “L’identità ritrovata” delle classi della VA, VB e VC del plesso A. Gramsci girato quasi interamente in bianco e nero, tra flash della vita nei campi di concentramento e scene di ritorno alla vita normale, dove la musica e la poesia la fan da padrona per riportare in auge la speranza, un messaggio a colori nei cuori di questi studenti, veri semi del futuro: “Si è trattato di un lavoro corale – spiega la Maestra Donatella Cinti a nome di tutte le maestre, che hanno contribuito alla riuscita di questo lavoro – dopo aver letto diversi testi sulla vita degli ebrei nel ghetto e sulla deportazione, abbiamo deciso di concentrarci sui sopravvissuti, su coloro che grazie al sostegno imprescindibile del prossimo sono riusciti a ritrovare l’identità perduta e a tornare alla vita” .

Hanno viaggiato invece tra le pagine del Diario di Anne Frank, insieme all’autrice, gli studenti della classe V A del plesso Ada Tagliacozzo, dando vita al documentario “Io e Anne” girato nel corso di una normale giornata scolastica. “Nessun costume particolare, nessuna scenografia e riprese tecnicamente imperfette effettuate dagli stessi alunni – racconta la Maestra Simona Nuccio che insieme alle colleghe, ha condotto i ragazzi in questo video racconto all’insegna dell’autenticità – abbiamo lasciato i rumori di sottofondo e dato libero spazio all’improvvisazione nelle scene drammatizzate che vanno a mescolarsi a frammenti del volto di Anne cui gli studenti hanno dedicato una lettera molto sentita al termine di un percorso di scoperta interiore  che ci ha cambiato tutti, me per prima”.

Cortometraggi e documentari degli studenti sono anti in “prima visione” alla presenza di tutta la comunità educante all’interno del grande evento on line QUALE FUTURO SENZA MEMORIA”, che ha visto l’intervento di Federica Angeli, giornalista e delegata della Sindaca alle periferie e Paolo Masini, Presidente e Fondatore di Roma Best Practice Award. In tale occasione, commemorando la morte di Domenico Bernardini, ex Preside dell’Istituto, investito da un camion proprio il Giorno della Memoria, un altro pezzo di storia non meno intrisa di emozioni è stata svelata per la prima volta da Nando Tagliacozzo: è il racconto di suo padre, tradito, arrestato e deportato. Una storia nota eppure mai narrata prima … chissà, forse per via di quei silenzi generosi con cui si soleva proteggere la gioventù, rispetto ai traumi dello sterminio.

2 thoughts on “AL LAURENTINO PER NON DIMENTICARE, C’E’ LA SCUOLA ELEMENTARE ADA TAGLIACOZZO

  1. Vorrei ringraziare per le parole di Marina e di tutti coloro che si interessano delle scuole non per i problemi da risolvere, ma per farci avvicinare al loro cuore pulsante. La scuola è un luogo dove si esercita ogni giorno il difficile ma emozionante esercizio di maturazione della coscienza delle donne e degli uomini del futuro. Solo per questo esse andrebbero difese, sostenute e garantite ogni giorno. Grazie

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