THIS IS US

Tutti i crediti fotografici di Maria Di Stefano, Paola e Mattia/ Ristorante Ishin Casalotti, 2021

RITRATTO SINGOLARE E COLLETTIVO DI UNA ROMA ADOLESCENTE IN ATTESA DI CITTADINANZA

L’ESPOSIZIONE FOTOGRAFICA ATTRAVERSA LA CITTA

Da Via Prenestina al Vaticano, da Centocelle a Roma Prati, si estende per 13 km seguendo l’itinerario del tram n. 19 l’esposizione fotografica diffusa This is us” dell’artista multimediale Maria Di Stefano, a cura di Veronica He, che rende pubblici con i suoi scatti eloquenti ed analogici, volti, carattere e temperamento di una trentina di ragazzi e ragazze nati in Italia da genitori di provenienza internazionale, che racchiudono in se una pluralità di culture: così c’è chi tra loro “festeggerà il Natale, ma anche il Ramadan”.

Che seguiate il percorso a piedi o in bicicletta, sullo sfondo di scenari che via via si trasformano, è ai cartelloni pubblicitari che dovrete tender lo sguardo, non vi troverete beni di consumo ma un patrimonio umano immenso ed impagabile: sono loro (siamo noi), Milos, Leonardo, Kevin, Giulia, Paola ed altri adolescenti fieri che raccontano la città rivelandosi in essa con la freschezza dell’età e le ali sui propri passi, se non fosse per il limbo burocratico, quello verso la cittadinanza, da cui ciascuna di queste storie è accomunata e di cui l’esposizione nella sua totalità, diventa manifesto pubblico che si erge alla nostra attenzione sostituendosi autorevolmente ai messaggi commerciali. Questi giovani sono italiani di fatto eppur non riconosciuti tali dalla legge che, assolutamente asincrona rispetto alla società contemporanea, vuole che debbano attender la maggior età per poter richiedere di venir considerati cittadini italiani con implicazioni importanti nella loro vita perché basta banalmente una gita scolastica fuori dai confini nazionali o l’ambire a partecipare a campionati sportivi riconosciuti da una federazione nazionale, a suscitare il senso del limite.

This is us_Back Stage_indoor

This is us nasce dalla volontà di riconoscere che ci sono dei cambiamenti sociali in corso e di crearne consapevolezza esponendoli – così, in una Roma iper rappresentata, attraverso questo progetto fotografico l’artista Maria Di Stefano, formatasi tra Francia e Stati Uniti, cerca e dà spazio fisico a quel volto della capitale penalizzato da un racconto a suo avviso ancora minimale e pieno di clichè – Io stessa mi sono interrogata, dalla mia posizione relativamente privilegiata di cittadina italiana e fotografa, sul come poter restituire una storia con la quale, per il mio vissuto personale, non posso identificarmi. Così in prima battuta ho cercato i consigli dell’antropologa Chiara Caciotti, attualmente a Torino, che ha fatto moltissima ricerca sul tema. A questo lavoro preliminare ha fatto seguito la scelta dei soggetti da fotografare che è stata lunga e fondamentale. Ho trascorso molto tempo con i ragazzi e le ragazze nei loro contesti, abbiamo avuto il tempo di conoscerci e di far sì che la confidenza si creasse naturalmente ed ho fatto in modo di renderli pienamente coscienti di ogni singolo aspetto del progetto in cui li stavo coinvolgendo perché per me era necessario costruire un ritratto fotografico insieme”.

Maria, ha stimolato ed accolto le indicazioni degli stessi protagonisti rispetto a cosa meglio li rappresentasse e dove volessero essere rappresentati, con quale tipo di abbigliamento, in compagnia di chi o cosa: “Ahsan, ad esempio, è pakistano – continua Maria – ha 16 anni la sua passione è giocare a calcio, a lui piace la Roma! Gioca nel Valmontone ed ha voluto essere fotografato nello stadio del Valmontone con la divisa della sua squadra perché sente che questo parla di lui”. Nel ritratto che ne consegue si riconosce l’impronta di Maria Di Stefano: da una parte la forma di rappresentazione dell’individuo resa attraverso un’indagine più realistica e dall’altra una visione del volto umano meno distinta e personalizzata più vicina agli scatti di moda, un risultato che ben si allinea alle contraddizioni del mondo occidentale. La ricerca antropologica è la cifra artistica della fotografa, formatasi tra Francia e Stati Uniti, che lasciandosi alle spalle progetti sul popolo amazzone degli indiani Kali’na (Rouge), sulla comunità vietnamita del Dong Xuan Center di Berlino (World Hello), fino al lavoro sul popolo Sami delle regioni artiche Nord Europee (Tana Bru), si trovava in Messico alle prese con un progetto sulle donne Zapoteche nello Stato di Oaxaka, quando ha ricevuto la telefonata che le annunciava, dopo lunghe sospensioni dovute alla pandemia, la vittoria del bando indetto dalla Regione Lazio da cui “This is Us” è finanziato. A contattarla Veronica He, curatrice italiana, figlia di genitori cinesi che ha vissuto sulla pelle la trafila burocratica per la cittadinanza, secondo la quale:“This is us è un viaggio e al tempo stesso una testimonianza: feroce, poetica, tagliente, soave, come solo la realtà può essere”.

Ho voluto lavorare e circondarmi di professionisti che conoscessero personalmente questa storia” precisa la fotografa, un atto di costruzione condivisa, che passa anche dal coinvolgimento del rapper Maggio, giovane romano di origini asiatiche, per la colonna sonora dell’omonimo documentario “This is Us” recentemente presentato da EXP al Palazzo delle Esposizioni a Roma.

C’è tempo fino al 20 dicembre per attraversare Roma sulla rotta di “This is Us” e scoprirla (e scoprirci) nella sua veste corrente e in continuo divenire, ancor più ricca eppur sempre Roma con cui trovare ogni volta una nuova relazione. Appena un giorno dopo il termine della mostra diffusa nella città, la serata del 21 dicembre (alle h. 19,00) sarà presentata presso Leporello, la libreria dedicata all’editoria fotografica del Pigneto, la Fanzine relativa al progetto, un book journal edito da Achille Filipponi, con progetto grafico di Studio Co-Co e testi di Veronica He, contenente foto assolutamente inedite che ripercorrono, come in flusso filmico, la sequenza degli incontri, dei luoghi e degli scatti di questo lungo lavoro di co-creazione di un progetto fotografico destinato a diventare sempre di più un sentire comune.

In Italia si attende da almeno 20 anni la riforma della legge sulla cittadinanza e sembra che, dopo il vaglio da parte della Commissione Affari Costituzionali della Camera, di almeno 25 proposte di legge, il testo unificato di una nuova norma sia pronto ad essere discusso in Aula per l’approvazione definitiva: la novità principale è relativa proprio l’ottenimento della cittadinanza per i minori stranieri, che, superato il diritto per nascita IUS SANGUINIUS (nascere da genitori italiani) contemplerebbe, oltre che diritto di territorio IUS SOLI (nascere nel territorio della Repubblica Italiana) anche lo IUS CULTURAE e quindi la possibilità per un bambino o una bambina nati in Italia o arrivati qui entro il 12° anno di età, di diventare ufficialmente cittadini e cittadine italiani dopo aver concluso positivamente un ciclo scolastico (di 5 anni) presso Istituti nazionali o percorsi (dai 3/4 anni) atti al conseguimento di una qualifica professionale.

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