LE METAMORFOSI DI BORDEAUX, PATRIMONIO DELL’UMANITA’

I primi piacevoli incontri si fanno già mentre si è in viaggio, perchè c’è uno stuolo di surfisti che fa scalo a Bordeaux per raggiungere le onde di Biarrits sull’Oceano Atlantico ed è anche a loro che è rivolto il mio suggerimento: prima o dopo fidatevi, fermatevi qualche giorno al Porto della Luna. E’ questo l’antico appellativo con cui sin dal Medioevo veniva chiamato il bacino di questa deliziosa città, per via di quella mezzaluna disegnata dal suo stesso fiume la Garonna. Lungo le sue rive la vita si muove in maniera sorprendente, specie sul fianco sinistro tra il parco a firma Michel Corajoud e i gettiti nebulizzati della più grande fontana riflettente al mondo, Le Miroir d’Eau, vero e proprio simbolo della riappropriazione dello spazio pubblico: ci puoi camminare dentro e fra un gioco di riflessi e l’altro, inchinarti all’eleganza raffinata di Place de La Bourse proprio di fronte a te.

E’ incredibile poi il contrasto tra la serie ininterrotta di facciate in stile classico e i filari di rampe di ogni dimensione possibile del frequentatissimo Skate park de Chartrons, che sempre lungo le banchine del fiume, riserva uno spettacolo continuo di tricks e performance tra skaters, pattinatori in linea e ciclisti BMX, di ogni profilo ed età.              E a proposito di due ruote, a Bordeaux più che alle automobili c’è da prestare attenzione al continuo sfrecciare di velocissimi “monopattinisti”, i bordolesi non hanno atteso le politiche agevolative post Covid per implementare l’utilizzo di questi mezzi e anche i ciclisti sono numerosi: sarà per questo che la maggior parte dei cittadini appare in ottima forma fisica nonostante le generose quantità di burro nell’enogastronomia locale e i fiumi di vino che irrigano la regione.  E restando sul tema mobilità, piazze e viali sono letteralmente attraversate da inconsueti quanto efficienti tracciati tranviari, una rete di linee disegnata a più mani tra designer e architetti. 

Altro che provincia, Bordeaux è una mecca storica di scambio commerciale, culturale e scientifico, città che ha saputo trasformarsi con audacia, tanto che un francese su tre si trasferirebbe qui, dove il concetto di riqualificazione ha sposato nei fatti quello di cura: “La sua pianificazione urbana rappresenta il successo dei filosofi che volevano rendere la città, un crogiolo di umanesimo, universalità e cultura” così si esprime l’UNESCO che nel 2007 proclama il centro di Bordeaux Patrimonio dell’Umanità. Sui suoi edifici medioevali piuttosto che Settecenteschi, le sue cattedrali in stile gotico fiammeggiante, le sue famose “cloches”, gli storici boulevard e tutto quanto i sensi possono cogliere e godere, lascerò ai lettori il gusto della scoperta ma c’è una parte delle metamorfosi di Bordeaux che è opportuno introdurre per amore delle trasformazioni, con un paio di esempi assai eloquenti a Nord della Città.

Siamo nel distretto di Bacalan, nelle aree portuali e industriali ormai dismesse sul fiume, dove all’architettura contemporanea è stata data la missione di portare a nuova vita l’intera zona: così a darci il benvenuto sarà la Citè du Vin, gestita dalla Fondation pour la Culture et les Civilisations du Vin. Edificio dalle forme liquide come il vino che turbina nel bicchiere e le onde della Garonna. Il progetto ha vinto su 114 candidature, al concorso indetto dalla Città di Bordeaux, risultato della collaborazione tra lo Studio di architettura XTU di Parigi e l’Agenzia inglese Casson Mann che, in linea con il suo contenitore, ha realizzato all’interno una mostra permanente immersiva e interattiva unica al mondo: 8 piani e 19 sezioni tematiche di pura epopea enotica.

Usciti dall’iconico mega decanter, camminando arriviamo all’immensa base sottomarina in cemento armato di Bordeaux, gigantesco bunker costruito dai tedeschi per proteggere i sommergibili da attacchi aerei durante la II Guerra Mondiale, ripetutamente bombardato e oggi riconvertito da Culturespaces, con un investimento pari a 14 milioni di euro, nel più grande centro di arte digitale del mondo Les Bassins de Lumières. Camminando su passerelle lungo le banchine dei giganteschi bacini, ci spiazzeranno le opere digitalizzate dei più grandi maestri della storia dell’arte in mostre di lunga durata, parallelamente a cicli più brevi dedicati alle creazioni moderne, che riflesse sull’acqua di quattro piscine, aggiungono un’ulteriore dimensione a quella immersiva, il tutto amplificato dagli effetti sonori e dalla possibilità di sdraiarsi in alcune cisterne per contemplazioni “del terzo tipo”. Les Bassins de Lumières è stato inaugurato pochi mesi prima che la pandemia congelasse gli spazi culturali fisici, con una prima grande mostra dal titolo “Gustav Klimt, oro e colore”, a cura del quartetto italiano Gianfranco Iannuzzi, Massimiliano Siccardi, Renato Gatto (visual artists) e Luca Longobardi (musicista), che ritroveremo per la riapertura, con un nuovo percorso “Monet, Renoir…Chagall, Voyages en Mediterranée”! A far da eco a questo omaggio al Mediterraneo, una performance immersiva parallela per viaggiare con un grande artista del XX secolo “Yves Klein, infini bleu”.

E con l’esperienza Anitya, parola sanscrita che vuol dire “impermanenza” la storia della base sottomarina è esplorabile e ripercorribile nello spazio e lungo le diverse temporalità del luogo, tinte di occupazione, industria militare, abbandono e guizzi di nuova vita grazie all’arte e alla cultura. Nel 2012 è stato eretto un memoriale per i migliaia di prigionieri di guerra coinvolti nella costruzione di questa vestigia navale che da cantiere dantesco sembra aver cambiato karma.

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