SIMPOSIO

In foto: Valentina Sarandrea intenta a scolpire la sua opera “Liberazione”

PUNTO D’ARRIVO NEL NUOVO MONDO

Gli allievi e le allieve dell’Accademia di Belle Arti di Roma interpretano con sculture in pietra, segni pittorici e installazioni in natura, la memoria storica e il paesaggio del Soratte, la montagna sacra a Nord della capitale, dove una natura mistica dialoga con le testimonianze della distruzione bellica e della minaccia nucleare. La rassegna diffusa sul territorio lascia ai posteri due percorsi d’arte permanente da cui farsi ispirare. Ed è solo la prima edizione!

Il navigatore italiano è sbarcato nel nuovo mondo”, parte il 2 dicembre 1942 il messaggio in codice con cui veniva annunciato al Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, l’avvento che segnò l’alba dell’era atomica, con la prima reazione nucleare a catena sotto controllo, ad opera del team di scienziati guidati da Enrico Fermi. Conosciamo tutti le evoluzioni drammatiche di tale scoperta, ciò di cui invece siamo ignari è che lo stesso messaggio avrebbe ispirato nel futuro iniziative di tutt’altra natura e creatività, come “Punto d’Arrivo nel Nuovo Mondo” rassegna promossa dal corso biennale di Scultura Ambientale e Lapis Tiburtinus dell’Accademia di Belle Arti di Roma a cura della Prof.ssa Oriana Impei, che in sinergia con il Comune di S. Oreste, ha dato vita ad un significativo simposio internazionale di scultura creando percorsi permanenti d’arte in natura e la prima mostra d’arte contemporanea all’interno del Bunker antiatomico del Soratte, la più vasta opera ipogea di ingegneria bellica d’Italia.       

Per noi il Nuovo Mondo è un mondo per l’ecologia, per la salvaguardia del pianeta, per la vita. L’intento è stato quello di realizzare sculture che oltre a valorizzare il territorio trasmettessero messaggi di pace – racconta Oriana Impei, già curatrice di percorsi d’arte nelle riserve naturali della Regione Lazio, come quelli di Palombara Sabina, realizzati con i migliori discenti dei suoi corsi – a S. Oreste il progetto nasce su impulso di due artisti locali, Fabiola Cenci ed Emanuele Marsigliotti. Dopo una lunga gestazione finalmente l’iniziativa ha visto la luce ed oggi possiamo ammirare opere scultoree lungo il percorso della memoria antistante il bunker del Soratte e sul percorso vita, nell’area della riserva naturale, a cui vanno ad integrarsi anche sculture effimere realizzate con materiali vegetali che avranno una durata limitata nel tempo”. Diffusi in più parti del paese anche piccoli interventi di Street Art realizzati dagli studenti e le studentesse di Grafica d’Arte dell’Accademia che hanno dipinto sulle cabine dell’Enel motivi simbolico allegorici, mentre dei suggestivi contributi visual  sono arrivati dagli allievi e le allieve dei corsi di video e fotografia.

Le sculture di notevole pregio e dimensione, sono state realizzate con i blocchi di pietra messi a disposizione dal Centro per la valorizzazione del Travertino Romano e la lavorazione è avvenuta quasi totalmente in loco in un’area all’aperto appositamente messa a disposizione degli artisti dal Comune di S. Oreste: solo osservarli lavorare giornate intere, impolverati, sorridenti e affaticati, vederli estrarre da quei blocchi immensi forme che avrebbero contribuito a risignificare storia e Genius Loci è stato uno spettacolo di inestimabile valore umano ancor prima che artistico. Le opere create sono definite di scultura ambientata che ha la caratteristica di poter essere collocata in qualsiasi luogo (diversamente dalla scultura ambientale che segue anche la morfologia del territorio) e nella fattispecie le sculture sono disposte lungo percorsi sacri del Monte Soratte, da sempre caro agli Dei e a chi del divino andava in cerca, che svetta nella Valle del Tevere offrendo un duplice patrimonio di cui le opere d’arte diventano parte integrante: all’esterno un’estesa Riserva Naturale ricca di eremi e nelle sue profondità, chilometri di gallerie sotterranee, segretissime sotto l’egida della Nato, fino al 2010 quando l’Associazione culturale Bunker Soratte ne ha preso la gestione consentendo a tutti noi di conoscere la storia camminandoci dentro.

Da rifugio antiaereo voluto da Mussolini per proteggere le autorità governative in caso di attacco sulla capitale, poi utilizzato come polveriera, la fortezza sotterranea ha visto l’occupazione del Comando Supremo Tedesco durante il secondo conflitto mondiale. Resistenti al bombardamento, negli gli anni della Guerra Fredda le gallerie furono poi ristrutturate di nascosto per il Presidente della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei Ministri in caso di devastazione generalizzata termonucleare: “Ben venga la scultura che stimola l’aggiornamento e la rilettura di questo sito di cui ci curiamo da 12 anni spesso facendo ricorso a contaminazioni con le arti come la musica, il teatro e la danza” racconta l’Arch. Gregory Paolucci, Presidente dell’Associazione Bunker Soratte che oltre ad organizzare le visite guidate e la divulgazione storico culturale del sito, si sta occupando della totale riurbanizzazione dell’area esterna, resa possibile grazie ai finanziamenti europei, oltre che della realizzazione di un nuovo progetto, attraverso un fondo della Regione Lazio per poter attraversare i chilometri di gallerie ancora chiusi a bordo di un trenino sui binari elettrizzato.

Sin dall’ingresso del sentiero della memoria, le sculture inizieranno il proprio eloquio silenzioso e materico con “Il mondo sulla pace” del valenziano Josè Marin Ruiz che rappresenta il paradossale equilibrio della terra su tre pilastri: la giustizia, l’amore e la povertà: “Se una di queste tre fondamenta vacilla, il mondo va in stallo e vengono meno le condizioni per la pace” spiega Josè.

Avanzando incontreremo Magma, la scultura della brasiliana Ana Paula Torres realizzata in peperino di Bomarzo, un ensemble di volti d’animali e corpi mutilati tenuti insieme, nonostante l’ispirazione pesante, da una forma morbida non aggressiva: “Potrebbe funzionare come un cavalluccio per bambini – esclama Ana Paula – un cavalluccio di tre tonnellate”! Più avanti dal blocco di pietra emergono due grandi ali bianche in procinto di spiccare il volo, è Liberazione, l’opera della ventiquattrenne Valentina Sarandrea: “La mia scultura nasce senza premeditazione, cercavo semplicemente una forma che si liberasse”.

E il movimento, che crea e distrugge al tempo stesso, è leitmotiv nel Vortice di Qin Zhenbei, cinese: “E’ una spirale, se pensiamo alla genesi della vita, il mondo si è creato in un vortice di energia” e in un contesto come il percorso della memoria, la forma della scultura rimanda anche al moto dinamico del fungo atomico. Al museo Bunker di Soratte la stessa Prof.ssa Oriana Impei fa dono della stele Catarsi, che rimanda ad un’antico vaso da fiori da cui scorre acqua santiera: “La scultura è un memoriale ai caduti della seconda guerra mondiale, di tutte le guerre e delle vittime della pandemia che considero una guerra verso un nemico invisibile oggi nel mondo contemporaneo”.

L’opera verrà trasferita all’interno delle gallerie sotterranee che nel frattempo, nell’ambito della rassegna, hanno aperto per la prima volta all’arte contemporanea, ospitando l’opera dell’artista Fabiola Cenci che sul lungo tavolo de “Il solitario banchetto” rappresenta con una provocazione, l’irrisolvibile dicotomia tra le atrocità commesse dai potenti e la materia, la terra, che i morti accoglie restituendo loro dignità, trasformandoli in parti nuove dell’universo. Mentre nei suoi Moduli abitativi per anime perdute, Emanuele Marsigliotti mostra con un inquietante gioco di luce il doppio volto di ogni anima, facendo emergere il lato oscuro che più tendiamo a rinnegare più si manifesta rendendoci irriconoscibili a noi stessi: il risultato è di suggestiva efficacia.

Entrambe le opere sono state successivamente esposte all’interno del Cinquecentesco Palazzo Caccia Canali di            S. Oreste ove, tra la sala delle Bettine e la Sala Giorgio Fregonesi, numerosissimi artisti dell’ Accademia di Belle Arti hanno omaggiato questa prima edizione della rassegna dal carattere decisamente glocal. Ma non si potrebbe parlare di un moto veramente collettivo se non fossero state coinvolte le scuole del territorio come il Liceo Artistico Luca Paciolo di Anguillara Sabazia  che ha contribuito con una eloquente mostra a tema “La natura ascolta, ascolta la natura” esposta nelle stanze della stessa dimora storica, altresì sede del Museo naturalistico.

E continua sul percorso vita, il simposio di scultura, immersi questa volta nella Riserva Naturale del Monte Soratte al cui ingresso troveremo Pensiero di Silvia Thoma: “E’ una scultura pensante, come una sorta di panchina che sul sentiero vita poteva servire”. Su questo sedile praticabile che presto si integrerà al contesto assumendone la naturale patina è posta una maschera in posizione riflessiva, potrebbe essere ciascuno di noi. D’altronde è cosa nota come sin dall’antichità nei boschi del Soratte si venisse in cerca di stadi di meditazione profonda e questo è l’invito di Naufraga, imponente scultura di Daniele Nasta realizzata su blocchi di peperino di Bomarzo, una forma ripiegata su stessa nell’atto di sentirsi, come un’onda voluttuosa nel momento del ripiegamento su di sè dopo il naufragio. Poi si risveglierà arricciando le dita dei piedini e confermandoci che sì, qui prima c’era un’isola sul mare. (Pliocene)

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