TRA LE MOSTRE PIU’ INTERESSANTI per OPEN HOUSE ROMA

La città come la medicina si evolve grazie alla ricerca scientifica, la vita scorre nelle sue arterie, nello scontro e nell’incontro di corpi, spazi e luoghi pubblici

Solo la location la dice lunga: gli ex edifici della “Società Molini e Pastificio Pantanella” prima fabbrica di Roma, in particolare del suo biscottificio, oggi sede della Fondazione Gimema – Franco Mandelli, Onlus che da 40 anni promuove lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie del sangue sostenuta dall’AIL, Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma.

In questi locali, sapientemente riabilitati, come il resto del complesso industriale all’inizio di Via Casilina, la scorsa primavera, sette visionari dal mondo dell’architettura, del design e della comunicazione (profili Instagram da urlo), hanno risposto alla chiamata di Open House Roma, che da 10 anni apre al pubblico le porte del patrimonio architettonico comune, ad esplodere il concetto di trapianto così come lo conosciamo in medicina e nella fattispecie in campo ematologico, ad ambiti quali l’arte, l’urbanistica, l’architettura.

Così Alvar Altissimo, Genius Disloci, il duo Robocoop, CityMaybe, H501, Gomma png e Impossible Dialogue hanno creato commistioni, scontornato contesti, sostituito epoche, innestato paradossi, trapiantato opere d’arte e prodotto visioni utopiche e distopiche. Risultato? Gli scenari urbani ne hanno guadagnato in significati, senso e bellezza, laddove stratificazione e densificazioni incessanti rischiano di impoverirli e la ricerca clinica ematologica si è raccontata in modo nuovo, divulgativo ad un pubblico avvicinatosi all’arte che si è poi incuriosito sulle attività di GIMEMA.

Ciò che noi facciamo ha valore per la vita di tante persone dunque ha bisogno di essere anche più conosciuta e la collaborazione con Open House ci da la possibilità di non restare con i paraocchi sulle nostre ricerche ma di aprirci al mondo esterno – racconta lo statistico Edoardo La Sala, coordinatore del Centro Dati GIMEMA, punto nevralgico di 150 laboratori di ricerca clinica in tutta Italia – la comunicazione cambia perché diventa basata sulla relazione, le persone vengono qui, ci fanno domande, è capitato anche che ci dessero suggerimenti, insomma avviene uno scambio costruttivo nel vero senso della parola”.

Quanti parallelismi possiamo trovare tra un’operazione di trapianto in senso clinico e un intervento di trapianto, innesto o sostituzione in seno alle nostre città: il rapporto col preesistente ad esempio, la risposta immunitaria, i reflussi, i rigetti: “Quando pensiamo alla parola trapianto in campo clinico alla nostra mente affiora l’immagine di un intervento piuttosto invasivo, in cui si espianta un organo dal corpo di una persona spesso deceduta e lo si impianta nel corpo di un altro essere umano –  continua La Sala – da un punto di vista concettuale il trapianto di midollo osseo appare meno traumatico, possiamo dire che è come una trasfusione di sangue più approfondita che deve essere preceduta da un controllo accurato sul fatto che il donatore sia effettivamente compatibile con il donatore. Nelle città alcuni innesti possono funzionare e non funzionare, mi viene in mente la polemica suscitata anni fa sull’Ara Pacis, un contenitore moderno impiantato in un contesto molto antico che ha provocato un iniziale rigetto da parte dell’opinione pubblica”.

Spesso invece innesti, specie se di architettura temporanea all’interno di alcuni contesti hanno la funzione di accendere processi, innescare buone pratiche, fare da motore propulsivo. Altre volte contesti naturali e urbanizzati si troveranno tutta la vita a convivere con inserti indigesti ma che parafrasando il monologo di Peppino Impastato nei Cento Passi, si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere. Ci sono, stanno lì, fanno parte del paesaggio. Gli artisti coinvolti hanno scavallato l’argine del reale lavorando con le proiezioni dell’immaginario, che tuttavia l’attualità spesso supera e allora perché non pungerla con la satira?! E’ il caso di Alvar Altissimo, progettista architettonico dal piglio trasversale e provocatorio che adotta nel suo lavoro riferimenti visuali sia della cultura popolare che di quella architettonica. Per Trapianti porta le prime pagine di sei edizioni speciali del “Corriere Aaltissimo”, il suo quotidiano nazionale che dal 2016 ci racconta la straordinarietà di alcuni progetti come il GRA, proiettato nel futuro come la più grande opera d’arte performativa spontanea della contemporaneità: il traffico!

E cosa sarebbe successo se alcune delle più famose opere d’arte avessero dovuto convivere con l’architettura del nostro tempo? Rispondono a questa domanda i “capricci” di Genius Disloci che tramite collages inediti tra opere d’arte di epoche e autori diversi ed edifici contemporanei, punta provocatoriamente il dito sul tema del contesto da cui, se è vero che tutto trae il proprio senso, possiamo solo immaginare quanti conflitti e incomprensioni possano nascere se si perde questo legame.

H501, progetto illustrativo di Alessandro Acciarino, architetto romano specializzato in Interior design, che nei suoi lavori di grafica digitale, esalta gli edifici della Roma contemporanea: una città normale la definisce lui, dove, con tutto il rispetto per le radici e il patrimonio storico architettonico, altri luoghi oggi si ergono a punti di riferimento, sono i nuovi monumenti. Non si tratta di disaffezione, ma di adattamento: iconico il trampolino dello stabilimento balneare Kursal di Ostia, nuovo simbolo visivo del litorale romano e che dire della Vela di Calatrava, emblema dell’incompiuto e protagonista delle visioni distopiche di City Maybe: siamo tra il 2030 e il 2045 e dopo i fallimenti di plurimi progetti proposti per dare un senso all’imponente struttura, essa viene trasformata in un innovativo hub ecologico per smaltire i rifiuti incombenti sulla città, a conferma della grandiosità di Roma nel mondo, dove anche le discariche sono disegnate da archistar!

Nel frattempo, a 90 anni dalla sua realizzazione, la Voliera di De Vico, nel giardino zoologico di Roma, prende le luci della ribalta nel lavoro del duo artistico sperimentale Robocoop che lavora principalmente nel contesto urbano della città, tra Roma e Londra, per documentare il mondo dell’architettura confrontandolo con il passato: la voliera è ambientata in uno scenario rurale della Roma sette- ottocentesca dipinta da Robert Hubert e stampata in una scenografia teatrale a mo’ di tenda, ove la struttura in acciaio di De Vico dialoga direttamente con il telaio esistente, nonché con l’apparato impiantistico a vista dell’edificio.

E dai mashup di Gomma PNG, intrisi di cultura pop, l’opera maestra di Michelangelo Buonarroti, la cupola di San Pietro, spicca il volo trasformandosi in un (leggero) velivolo: la gomma del suo nome d’arte serve proprio ad eliminare contorni e se vogliamo frontiere, per esplorare nuove rive di senso, tutte quelle che la fantasia suggerisce. Ci hanno sorpreso poi le giustapposizioni digitali di Impossible Dialogues, progetto nato sul web dell’architetta Claudia Storelli che crea dialoghi inediti tra opere d’arte di autori ed epoche diverse: per Open House espone sei dialoghi impossibili, dal gotico italiano all’arte metafisica, imperniati sul come sia cambiata la percezione dello spazio nelle nostre città.

Spunti di ricerca imprevedibili quelli scaturiti dall’ormai consolidata partnership tra Open House a GIMEMA, nata ormai da diversi anni, da quando la Fondazione si è trasferita nell’attuale sede che, oltre a raccontare le stratificazioni e il trascorsi industriali di Roma, dialoga con il ricco intorno archeologico: a conferma dello stretto legame tra qualità di spazi architettonici stimolanti e qualità del lavoro.

La nuova struttura ha permesso di incrementare le attività della Fondazione, di avviare iniziative di divulgazione scientifica, convegni, corsi di formazione, dibattiti ed eventi culturali. Al termine della mostra è stato possibile, con l’acquisto di un elegante cofanetto contenente le cartoline di molti lavori esposti, concorrere a sostenere lo studio ACROBAT MDS0519 sull’impiego del trapianto di cellule staminali in pazienti affetti da Sindrome MieloDisplatica ad alto rischio di sviluppare, se non curati in tempo, una leucemia acuta.

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